giovedì, luglio 17, 2008 | in : animazione e videogiochi
Heroic Age (episodi 1-26 serie completa): non vorrei ripetermi ma, fino a controtendenza, continuare a sottolineare l'ammirevole volontà di quei gruppi di fansub impegnati a proseguire il proprio grauito lavoro nonostante la moda di tale attività si sia oramai grandemente spenta mi sembra l'unico modo di ringraziare. A un anno circa dalla sua fine è arrivato finalmente in rete l'ultimo episodio della produzione Xebec che l'anno passato tentò la via della space opera secondo motalità tanto classiche e apprezzabili, quanto sfortunate, da farsi ammirare e seguire da un cospicuo numero di fan, pur restando in definitiva un flop. Se lasciamo da parte quel Glass qualcos clone di Legend of the Galactic Heroes, era probabilmente da Nadesico che l'animazione giapponese non affrontava una space opera di viaggio spaziale di tale entità. Ci sono in Heroic Age elementi di eccellenza tali da giustificare l'appassionarsi e la fedeltà alla serie, soprattutto questi punti favorevoli raggiungono l'ottimo risultato di coinvolgere emotivamente lo spettatore; per contro ci sono evidenti lacune e difetti causati dalla solita stupidità giapponese. Sceneggiatura e soggetto curatissimi: tempo prima la Golden Race, la razza più saggia ed evoluta dello spazio ha abbandonato il nostro universo per passare al successivo piano esistenziale. L'universo è in guerra: ci sono la Silver Race, tizi psichici che hanno rinunciato alle emozioni, la Bronze race, insettoni spaziali, cinque superstiti della Heroic Race, gli esseri più potenti dello spazio, e la Iron Race, l'umanità. Silver e Iron sono in lotta per l'eredità della Golden, Bronze aiuta Silver, 4 Heroic sono al servizio della Silver, il quinto Heroic è invece per la Iron ed è il protagonista. A dire il vero la protagonista è la principessa che guida l'astronave spaziale al centro delle vicende, è il pinnacolo dell'evoluzione umana, giusta, pacifica, una guida spirituale senza pari. I membri della Heroic Race sono vincolati da contratti esistenziali: ognuno di loro è asservito al completamento di determinati compiti stabiliti nel passato dalla Golden, questi compiti li spingono a combattere tra loro e ottenere risultati per le rispettive fazioni. Il potere più grande della Golden Race era quello di prevedere il futuro: in tutta la serie torna il motivo e il dubbio su quale fosse la finalità dei contratti e degli indizi, sul perché spingere l'universo alla guerra. Distruzione o salvezza? La definizione delle razze è molto precisa: i Silver combattono affidandosi a pseudo poteri mentali e costruzioni psichiche, spesso stanno semplicemente nello spazio, senza astronavi, sparando direttamente raggi dalle mani e via dicendo; la Bronze è composta da varie tipologie di insetti giganti secondo tradizione con tanto di astronavi alveare, unità combattenti e operaie più o meno specializzate; l'umanità naturalmente adopera super astronavi con super cannoni, real robot e qualche iniziale potere psichico in stile mutazione e quindi interamente individuale e unico; il fulcro sono però gli Heroic. L'Heroic vero e proprio è un sasso impiantato all'interno di particolari individui chiamati Nodos, quando il sasso (che ha un nome e una personalità) viene attivato il Nodos si trasforma in un super gigante mostro da combattimento con un particolare potere. Nel mezzo troviamo varie fazioni all'interno delle razze, il concetto di creazione e distruzione di stelle, per finire con le starways. E' tutto molto elaborato e avvincente, denso di avvenimenti raccontati con la necessaria leggerezza dovuta ai soli 26 episodi ma senza la corrispondente tipica superficialità. Contraltare a questo ''buono'' ci sono le caratterizzazioni dei personaggi e i dialoghi: pura telenovela del cazzo. Una simile conrapposizione avviene tra le musiche, eccellenti, e la grafica, medio brutta. Facciamo qualche nome: il regista è alla sua prima prova assolo dopo qualche esperienza su Fafner, si notano riferimenti; le musiche sono di Naoki Sato (X, Eureka Seven); l'orrido character design e generale aspetto estetico è opera di quel gran demente di Hiroshi Hirai, quello di Gundam Seed: ricordatevi che questa serie è succesiva a Seed, probabilmente avrebbe dovuto confermre l'artista, probabilmente gli ha castrato la carriera (colpa in questo senso anche del prevedibile tagli al budget e conseguente calo tecnico sul finale). La necessità di rispettare la demenza otaku ha spinto la produzione Xebec a trattenere le spinte della serie, provando a incanalarle in un fad sono finiti per spezzarla e condannarla. FATTORE SRW: la Argonaut potrebbe diventare una delle migliori battleship mai viste in un srw, sfortunatamente sia i Nodos che i poteri di alcuni degli umani potrebbero risultare di difficile implementazione nel gameplay (salvo mal viste variazioni specifiche).
hellbly @ 21:22 | commenti (popup) | commenti
giovedì, luglio 17, 2008 | in : fumetti e libri
Final Crisis (1-2+Requiem): sono anni che il comicdom è attraversato da un pensiero trasversale chiamato solitamente ''stanchezza/noia da megaevento''. I crossover hanno rotto le palle, o almeno le palle di quelli che leggono fumetti da qualche anno e di crossover se ne beccano in continuazione: naturalmente sia DC che Marvel se ne sbattono le palle pur provando in qualche modo a tenerne conto, principalmente aumentando la qualità delle storie o almeno quella dei disegni. In casa DC con Final Crisis viene venduta un'aria di conclusione: la terza Crisis, la Crisis ''finale'', l'ultimo crossover in stile per... qualche tempo almeno. Inoltre, mantenendo ancora una volta una certa dignità editoriale, DC ha stabilito l'assenza di tie-in: tutta la Final Crisis sarà seguibile sulle testate dedicate e basta, una mini di 7 albi e una serie di mini collaterali... così facendo viene dato da un lato al lettore la possibilità di scegliere, dall'altro si priva interamente il crossover del ''cross''. Vedremo come verrà gestita. Come per Infinite Crisis da qui in poi farò spoiler senza avvertimento sugli avvenimenti salienti contenuti negli albi, per un giudizio aspetterò la fine di tutto. Final Crisis 1: si parte dove eravamo rimasti, con la morte di Orion. A cui segue di lì a poco la morte di Martian Manhunter per mano di Libra e desiderio di Human Flame: il resto è preparazione e montatura di misteri. Final Crisis 2: si comincia in Giappone, il nuovo Mister Miracle dei Seven Soldiers parla di formare un gruppo pescando nell'eroico marasma locale; poi c'e' del casino con i Guardians e le Alpha Lantern, Hal Jorda, John Stewart e Batman; l'albo finisce in un supercrescendo con una megaesplosione al Daily Planet che sembrerebbe lasciare Lois Lane in gravi condizioni, ma il vero colpo è l'ultima pagina. Barry Allen è qui, e il Black Racer lo sta inseguendo. Requiem è un one-shot scritto da Tomasi, quello che sta facendo bella figura di sé su Nightwing, e il grande Mahnke: è un approfondimento sulla morte del Martian Manhunter. Lasciamo perdere problemi di costumi, parliamo della storia: nella storia del fumetto supereroistico c'e' la Morte di Captain Marvel, oggi il testo di Tomasi e i disegni mai così espressivi di Mahnke portano una nuova dimensione agli onori al defunto di genere superomistico, è straordinario e commovente, realmente commovente. Improvvisamente dopo essere stato semi abbandonato il marziano torna a essere l'impareggiabile eroe di tanta justice league, comica e drammatica che fosse, e DC. Un compianto così elevato e tragico è raro e speciale, Requiem intacca la storia recente del fumetto in un mondo, quello del one-shot, da sempre vittima di sé e del marketing.
hellbly @ 11:46 | commenti (popup) | commenti
lunedì, luglio 14, 2008 | in : animazione e videogiochi
Zoku Sayonara Zetsubo Sensei (episodi 1-13 serie completa): seconda stagione per la fortunata e unica produzione dello studio Shaft, progetto ambizioso e originale fatto di comicità nera, cinismo e critica sociale, tutto mescolato a parodie e autoironia intorno al mondo dell'entertainment giapponese. Salvo qualche sostituzione nello staff, reso comunque impercettibile grazie alla forte volontà produttiva, la seconda stagione è realizzata in tutto e per tutto similmente alla prima: il seguito è diretto, personaggi continuano a essere introdotti e sommati, più marcato ma in linea con la precedente l'andamento a sketch e il ricorso costante e rigoroso ad autocitazioni e riferimenti incrociati con i passati episodi. Serie difficile che pretende grande concentrazione nel pubblico a ogni istante e addirittura la volontà di tornare indietro a guardare, aiutandosi con il fermo immagine, i rapidissimi testi che continuamente scorrono sullo sfondo: è anche un programma che richiede conoscenze della cultura giapponese piuttosto sofisticate in termini di trend e storia, usi e costumi, arrivando anche a sfruttare spietatamente giochi di parole basati su kanji e modi di lettura. Onore infinito ai gruppi avvicendatisi al fansub di questo progetto complicatissimo e arduo, e merito sempiterno agli autori e alla produzione per averlo realizzato senza esitazioni o ammorbidimenti: una terza mini-stagione composta da OAV dovrebbe iniziare a venir pubblicata da questo mese in bundle con i volumetti in edizione limitata del manga: dimostrazione palese di quanto la versione animata sia stata un successo aldilà delle aspettative e della sua origine. Sviluppata con pochi soldi a livello di tecnica d'animazione è riuscita a proseguire grazie alla volontà dei suoi artisti e autori che si sono senza sosta impegnati a rinnovare e rivitalizzare il soggetto a ogni episodio. Privo di una trama lineare il cartone non ha avuto bisogno di una conclusione definitiva, la grande cura dello staff si è però espressa in una speciale ending realizzata con uno stile d'animazione da indipendente occidentale e un ultimo omaggio autocelebrante per confermare il trionfo di un anime ancora più ostico ed eccellente di quanto non fu Cromartie High School.
hellbly @ 12:19 | commenti (popup) | commenti
giovedì, luglio 10, 2008 | in : fumetti e libri
Booster Gold: nuovo potenzialmente pericolo cambio creativo in casa DC, dopo 10 albi ''regolari'' e lo special Zero Hour e One Million, la coppia Johns-Katz abbandona le redini di uno dei gioielli più splendenti dell'editore lasciandolo per un paio di episodi nelle capaci ma forse già incazzate mani di Dixon. Chi verrò dopo lo scopriremo a fine mese probabilmente quando verranno sollecitate le uscite di Ottobre. Blue Beetle e Booster Gold, il primo riabilitato durante Infinite Crisis, il secondo durante la run di 52: dal passato Giffen come macchiete esilaranti della Justice League International a un presente di celata grandezza. L'ultimo numero è quello della consacrazione: Booster Gold deve continuare a fare l'idiota, deve passare per stupido per impedire che il suo segreto sia scoperto. Il super segreto, magari indovinabile già da qualche albo, è che sia proprio Booster e per esteso la famiglia Carter a dare il via alla linea dei Time Masters: Rip è il figlio di Booster! I due scrittori trattano il viaggio nel tempo in modi sontuosi, ripercorrendo grandi e piccoli momenti di storia DC badando a non alterare la continuity e organizzando un viaggio emozionante e nostalgico dedicato prevalentemente ai fan di lunga data. Scrittura eccellente, supporto artistico adeguato e puntuale. La lavagna di Rip come in-joke editoriale e tanti dettagli a concretizzare l'eccellenza di questa run, e alla fine c'e' spazio per una tavola di preview come da nuovissima abitudine DC (prova più o meno credibile dell'alto tasso di preparazione ''redazionale'') e un ultimo scherzo sotto forma di citazione storica.
hellbly @ 14:38 | commenti (popup) | commenti
martedì, luglio 08, 2008 | in : cinema e tv
Balls of Fury: è un film di Will Ferrell senza Will Ferrell. Al posto di Ferrell c'e' questo Dan Fogler: a giudicare dal fisico è condannato a fare il comico a vita, IMDB lo definisce un attore/cantante con un passato in musical di Broadway (anche off-). E' simpatico, niente di che. La storia è scema con un giovane prodigio del ping pong ingaggiato da un agente fbi per introdursi in un torneo di ping pong underground e mortale organizzato da un super ricercato, il gay-wannabe cinese Christopher Walken (che ormai mostra fin troppo chiaramente di trovarsi divertente in questi contesti). Che volete che vi racconti? Ci sono un pò di effetti speciali direttamente rubati al Ping Pong giapponese di qualche anno fa, c'e' della commedia demenziale e volgare, c'e' Maggie Q. Certe scene sono divertenti, altre no: è perfettamente in linea con il suo genere, niente di più.
hellbly @ 20:07 | commenti (popup) | commenti
domenica, luglio 06, 2008 | in : fumetti e libri
Omero, Iliade: 6 Luglio 2008, né Baricco né la sua opera sono oggetto e soggetto di siti ufficiali né non ufficiali. Cresce lo sconcerto per un paese che continua a rifiutare la messa online anche del numero di volte in cui ogni cittadino sollevi l'asse del cesso. Mi sembra di vivere in quella pubblicità del National Geographic, o era il Discovery Channel?, dove l'inventore dell'ombrello andava in giro con l'ombrello e tutti lo guardavano come fosse un pazzo; oggi tutti hanno un ombrello e spesso la gente con l'ombrello guarda male quelli che vanno sotto la pioggia senza ombrello, io lo faccio (andare senza ombrello) ma solo perché sono quasi sempre fuori con il cane e non mi sembra giusto che si bagni solo lui (inoltre con una mano occupata dal guinzaglio, preferisco avere l'altra libera altrimenti raccogliere i marcatori marroni diventa sempre un'impresa): quelli invece che non lo fanno perché a) gli piace bagnarsi b) sono anticonformisti c) sono esibizionisti d) hanno qualche problema ideologico/religioso a riguardo sono dei pirla perché l'ombrello è utile, non è una scelta, è pratico. Come lo specchietto laterale destro. Baricco non ha il sito. I fan di Baricco non gli fanno un sito, c'era ma è offline. Baricco è un pirla, quando lo senti parlare vorresti tirargli dei sassi, però scrive graziosamente e sono più volte cascato sui suoi libri: questo poi è un qualcosa di particolare. E' la rielaborazione di una lezione/spettacolo in stile Benigni tenuta tempo fa dall'autore. Si prende la traduzione italiana accreditata di Mara Grazia Ciani, si gira tutto in prima persona trasformando di fatto l'epica omerica in una serie di monologhi ogni volta parlati da protagonisti diversi (in alcuni casi 2, 3 voci insieme, alternate, nello stesso capitolo), si fa i leziosi mettendo in corsivo le parti aggiunte da Baricco per ''spiegare meglio o di più'' (come se il resto dell'operazione fosse direttamente su licenza della Ciani). Non importa. Importa il prodotto finito: Baricco riesce a non trasformare il tutto in una presa in giro ''dumbed down'' per il grande pubblico, anzi mantiene e rinvigorisce tutti quegli elementi di piagnisteo e strazio meridionale tipico greco perfettamente consoni all'originale e sempre sgarbati a ricordarsi. Non è 300. Non ci sono tanti rambi achei e tanti commando troiani: ci sono invece tanti ken il guerriero pronti a versare lacrime per ogni uccello caduto dalla parte sbagliata del fiume, o per il vecchio padre lumacoso. Si può solo apprezzare la verità di un tempo quando gli eroi erano isterici effemminati con il cervello incasinato pronti a fuggire come struzzi o caricare come berserk solo sulla base di una parola in rima, pronti a mollare famiglia e trono e vita per correre dietro il culo di una donna o di un ragazzino, con la lacrima facile e una vanitosa predilezione per l'oro. Tanti Gattuso, nessun Brad Pitt.
hellbly @ 17:56 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
domenica, luglio 06, 2008 | in : fumetti e libri
Raven: miniserie in cinque albi scritta da Wolfman, uno che di Titans se ne intende, e disegnata da un povero demente mangamericano di nome Damion Scott. La serie si legge ma non si riesce proprio a guardare: scopriamo qualcosa dell'anno perso di Raven tra vita normale a scuola, continuity interna del personaggio assai dubbia per una questione di età globale dei Titans, e soliti affari mistico-demoniaci. Altamente evitabile.

The All-New Atom: ne abbiamo parlato qualche mese fa per segnalare l'arrivo ai testi dell'ottimo Remender. Non è bastato, nonostante in pochi mesi l'autore sia riuscito a ristabilire il set e lanciare una trama a mio avviso molto convincente calibrata su toni più interessanti e vicini alla connaturale fantascienza del personaggio, con il numero 25 la serie si è conclusa. Inutile fare del sarcasmo su quanto il personaggio da un'idea di Grant Morrison, sia apparso scarso fin da principio: ora in casa DC, con la fine della serie ci troviamo proprio così, si respira aria complicata con due Atom in attività, di cui il secondo (l'ultimo) mutato e dotato di poteri ''nuovi'' da esplorare. Lo storyarc finale non ha preso in minima considerazione le vicende dei Challengers, considerando poi come Donna Troy sia da poco tornata in seno ai Titans (e Kyle a OA) sembrerebbe legittimo ritenere anche quel gruppo definitivamente sparito prima di partire: Jason resta nel sottobosco di Batman RIP pronto a far tirare un sospiro di sollievo o un singulto di rabbia sulla scacchiera del predetto Morrison. Nel presente momento di grande difficoltà DC, vendite continuamente in calo, ''sfoltire'' sembra la parola d'ordine necessaria: mi aspetto molte ulteriori chiusure parallelamente a Final Crisis.

The Dark Tower - The Long Road Home: squadra che vince non si cambia, forte dello stesso confermatissimo team supervisionato da King stesso, Marvel ha concluso la seconda miniserie dedicata all'epica della Torre Nera. Le vendite non sono state buone come per la precedente, ma decisamente incoraggianti: tanto da garantire la contemporanea uscita del classico handbook e l'acquisizione dei diritti per trasporre a fumetti anche la serie di The Stand. Problema e forza delle mini probabilmente la decisione di trattare argomenti originali, inserendosi in un punto non toccato dalla vicenda narrata da King, ovvero il ritorno a casa dopo la storia della prima mini. Flashback che King non aveva sentito di dover raccontare. L'atmosfera è giusta ma alcune libertà prese da Furth e David sembrano togliere qualcosa al Roland del deserto, e non è un buon risultato; inoltre l'arte di Lee e Isanove avrebbe dovuto restare vincolata alla prima mini, senza riproporsi invariata: la Marvel ha naturalmente cercato di raddoppiare, alla fine ci ha comunque guadagnato ma farebbero bene a fermarsi qui.

Kill All Parents
: one-shot di Image che segnalo senza voler perderci del tempo per la gradevole scrittura e cura realizzativa, parodia tragica che accomuna le origini di tutti i supereroi orfani desiderosi di riempire il vuoto combattendo il crimine.
hellbly @ 17:24 | commenti (popup) | commenti
domenica, luglio 06, 2008 | in : cinema e tv
Meet BIll: da Thank You for Smoking in poi Aaron Eckhart è entrato a forza nella schiera dei miei attori da seguire, la sua è una carriera travagliata con alti e bassi (pochi alti) che forse impennerà a breve con l'uscita dell'anche suo Dark Knight. Meet Bill è una tipica commedia americana appartenente a quel sottogenere dedicato alle crisi esistenziali di uomini maturi, ne segue tutti i presupposti: moglie antipatica/infedele, famiglia di lei oppressiva e avvilente, lavoro futile e via dicendo. Compreso il finale aperto dove al lieto fine non corrisponde certo un vissero felici e contenti. Aaron Eckhart è l'unico elemento di originalità all'interno di un mucchio di stereotipi: il suo protagonista è nevrotico ma non assurdo, è indebolito ma non inetto, è reale e comune, lontano da quelle esagerazioni tipiche dei comici o dalla recitazione sopra le righe di tanti progetti similari. Un uomo normale con le sue forze e debolezze finito in un vicolo cieco e forse troppo pigro per decidere di tornare indietro e scegliere un'altra strada. L'incontro con un giovane, il tipico ''kid'', lo spronerà a riscoprire la propria individualità indipendente dalle routine sviluppatesi negli anni. Le presenza femminili intorno a lui sono appena marginali, Alba in un ruolo eccezionalmente secondario chiaramente all'umile ricerca di credibilità come attrice aldilà del suo corpo. Regia d'esordio per il produttore Bernie Goldmann, coadiuvato dalla sceneggiatrice coesordiente Melissa Wallack. E' un film medio come tanti altri che spicca e varrebbe la pena di cogliere dal mucchio per la presenza recitativa di un ottimo interprete a lungo sottovalutato.
hellbly @ 12:23 | commenti (popup) | commenti
sabato, luglio 05, 2008 | in : cinema e tv
A Tale of Mari and Three Puppies: nel contraddittorio mondo dei mangia-balene c'e' sempre spazio per l'annuale melodrammone cinematografico dedicato alle infinite storie vere di dedizione canina e, come certo saprete, il qui presente cede sempre alla tentazione di cuccioli e amore a quattro zampe. Sperduto villaggio montano giapponese, nucleo famigliare composto da nonno vedovo, figlio vedovo, due bambini: i bambini adottano una cucciola abbandonata, la chiamano Mari, l'hanno dopo la cagna dà alla luce tre cuccioli. Siamo nel 2004, un massiccio terremoto provoca distruzione e morte nel nord del Giappone: il nonno e la bambina restano intrappolati sotto le macerie della casa, il nonno resta gravemente ferito. L'amato cane si spaccherà le zampe cercando inutilmente di liberarli, poi guiderà i soccorsi a salvarli. Il nonno è moribondo, non c'e' un attimo da perdere. C'e'  vento, l'elicottero non può atterrare. NOOOOOOOOoooooooooo!!!!!!! Lasciate a terra il vecchio moribondo! SALVATE I CANI!!!! NOOOOOOOoooooooooo!!!! Nella disperazione isterica della bambina costretta ad abbandonare Mari e i 3 puppies, echeggiata accanto a me dalla pari singhiozzante isteria della mia ragazza, il film arriva al nucleo del suo soggetto. Abbandonata con i suoi tre cuccioli nel mezzo della montagna fredda e inospitale, abituata alla vita domestica e apparentemente incapace a procacciarsi il cibo da sola, Mari sembra condannata a morte. Passano i giorni. Nel rifugio approntato nel vicino villaggio la bambina è una specie di zombie sconvolta dalla perdita, nell'ex-villaggio Mari e i 3 puppies lottano contro la pioggia gelida, corvi bastardi, continue scosse d'assestamento e la pessima qualità dell'edilizia giapponese. La tragica storia unisce tutti gli sfollati, disposti tutti a sacrifici più o meno grandi pur di un'ultima speranza di trovare ancora vivi i 3 puppies e Mari.
Il tempo su schermo dei cani è scarso, estremamente ridotto forse a causa della difficoltà recitativa dei cuccioli: ogni minuto è straziante; quando non ci sono i cani, ci sono i bambini che si straziano: quando tornano i cani lo strazio dei bambini straziati moltiplica geometricamente la straziante situazione dei cani. Ovviamente non c'e' limite al peggio e i protagonisti a quattro e due zampe sono continuamente sottoposti alla tipica serie di sventure inanellabili nei melo' giapponesi: a un certo punto diventa persino un motivo tematico del film. Il padre al figlio: se adesso ti sembra di stare male, pensa che ti capiterà sicuramente di peggio. Edificante fino al midollo. Mari e i puppies sono shiba: meravigliosi, soffici e grassottelli. Il regista è un esordiente, o almeno questa è la mia ricostruzione, Masanobu Takashima: già attore in qualche film di Godzilla e horror. La storia originale è leggermente diversa e la potete trovare qui: nei titoli di coda vengono mostrate come da tradizione del genere foto raffiguranti la verita degli eventi e dei protagonisti, le ultime mostrano Mari e i 3 puppies. Non esiste nulla di più triste di un cane ed è la ragione per cui le persone che non li amano dovrebbero essere registrate ed evidenziate come possibili criminali e individui abietti.
hellbly @ 18:24 | commenti (popup) | commenti
giovedì, luglio 03, 2008 | in : animazione e videogiochi
Persepolis: leggicchiai il fumetto un paio d'anni fa, o qualcosa del genere, comunque quando ne uscì l'edizione in volumone. Forse è passato molto meno tempo. Alla stregua di Maus o Fax from Sarajevo questo genere di produzione tende ad annoiarmi rapidamente, accetto l'idea che questa insensibilità dipenda dai videogiochi. Oppure dipende da un ricordo d'infanzia: sono stato per lungo tempo un bimbo inappetente, mia madre tra lacrime d'isteria e sberle provava in tutti i modi a farmi ingurgitare verdure o qualunque cibo che non fosse cioccolata; tipica in questo senso la frase ''pensa a quei poveri bambini [inserire paese del terzo mondo] e bla bla'': la risposta di allora è paradossalmente invariata nel corso degli anni. Dallo a loro. Uhm, certo non un aneddoto di praticolare scintillio, men che meno edificante. Poco importa. Mi pare d'averne parlato sul blog, rimasi molto colpito dalle Montagne dell'Anima di Gao Xinjian: porto questo commento a mo' di dimostrazione pratica sul valore ulteriore e determinante di una moda culturale a favore o meno di particolari tematiche umane. Non voglio mica vendervi l'America: lavoro da anni nel settore dell'industria pesante e sono appena pochi mesi che a qualcuno sbatte qualcosa se un operaio si spiaccica cascando da un ponteggio o svolgendo una qualche altra attività da morte bianca. Adesso interessa tutti e fa pena a tutti e se facessero un fumetto sull'argomento diventerebbe un best seller. Mi piacciono i cinesi, mi interessa l'argomento ''svolte culturali, rivoluzione e oppressione'' in Cina; del medioriente invece mi sbatte pochissimo: il Cacciatore di Aquiloni l'ho letto, leggicchiato, mi ha annoiato in modo raro. Ho anche guardicchiato il film: pura napoli. Avete presente quel processo linguistico, una forma transitoria di significato fondata sulla naturale tensioe all'economia di ogni parlante medio e implicitamente una figura di traslazione metonimica per cui un nome ''proprio'' di particolare eccellenza nel rappresentare una categoria ne diventa popolarmente sinonimo? Cicles per gomma da masticare. Voglio cominciare a usare napoli/napoletano per schifezza. Magari adesso vi dico cosa penso del film del 2007 tratto dall'omonimo fumetto. E' scritto e parzialmente diretto dall'autrice originale, è stato naturalmente un clamoroso successo di critica, segna indubitabilmente un'altra tacca sul calcio della crescita produttiva francese (nonostante la non dimenticabile presenza di soldi Sony). E' un film piuttosto bello, l'autorappresentazione della protagonista risulta facilmente fruibile e pur con qualche generosità verosimilmente genuina, lo stile grafico fedelissimo all'originale eccelle sul piano stilistico: il bianco e nero nettissimo e denso di volumetrie nascoste, quasi da teatro dei burattini con le coreografie scorrevoli e sovrapponibili, forma scene che, notevole perché raro e vero, funzionano decisamente meglio su pellicola rispetto alla carta. La correttezza dei testi, ridotti per ovvie ragioni ma consistenti e completi nei loro punti salienti, realizza lo stesso risultato: quella verbosità un pò eccedente del fumetto si dissolve in monologhi che, merito di una formidabile doppiatrice, grazie alla recitazione si trasformano in accompagnamento lusinghiero e leggero per lo scorrere delle immagini. Il francese continua a essere una lingua leziosa, alcuni dei personaggi collaterali vengono presentati con una tale invadenza occidentale da sembrare macchiette da satira sciovinista: tuttavia sono disposto a prendere per realmente accaduto tutto quanto e limitarmi a schernire interiormente lo stereotipo. Infanzia, puberta, adolescenza e prima maturità di una ragazza iraniana di buona famiglia dalla rivoluzione islamica agli anni '90: comprese un paio di fughe/sortite europee con tanto di ulteriori stereotipi a seguire. Superato l'imbarazzo del cinguettio gallese, ingranata la narrazione fatto l'occhio alle trovate sceniche: passata una mezzoretta insomma, il film fiorisce in un tumulto di motivi prettamente esotici e locali quanto perfettamente internazionali e globali. Banale ed efficace: Iron Maiden-headbanging. La pacatezza produttiva consente poi di goderne appieno nella comodità di casa, il grande schermo non credo possa farne risaltare elementi tecnico-visivi superiori alla semplicità e alla puntuale animazione messa in campo da seri e nuovi professionisti francesi.
hellbly @ 23:19 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, luglio 02, 2008 | in : animazione e videogiochi
Batman - Gotham Knight: prima che lo pensiate... no, non l'ho scaricato. Nonostante l'uscita ufficiale americana sia fissata per il prossimo 8 di Luglio, il sito play-usa me l'aveva spedito già una settimana fa: praticamente subito dopo aver piazzato il pre-order: questo spiega anche perché, volendo, lo si trova già da un pò in dvd-rip. Gotham Knight è una raccolta direct-to-dvd di 6 corti d'animazione dedicati a Batman e collocati ufficialmente tra il primo e il secondo film di Nolan: si tratta in sintesi di un progetto studiato sulla falsa riga delle Chronicles of Riddick; allo stesso tempo Gotham Knight è niente di più o di meno dell'equivalente DC degli Animatrix. E' anche il terzo progetto delle nuove produzioni animate dedicate all'uscita home per la Warner, e la riprova di quanto impegno gli esecutori del conglomerato mettano nel diversificare le proprie produzioni facendo il possibile per distinguersi dalla bieca ricerca plain-main-stream della Marvel (evvai! Sputiamo sul nemico). La Morte di Superman era il solito lungometraggio sulla linea d'animazione Timm, New Frontier è stata la trasposizione di una delle forme più autoriale del comics americano, e il presente Gotham Knight si colloca come progetto multimediale e super collaborazione internazionale: i sei cortometraggi sono infatti prodotti dalla crema dell'animazione nipponica. Da qui in ordine. Have I Got a Story for You: prodotto dallo Studio 4C, scritto da Josh Olson (sceneggiatore di A History of Violence), è il racconto e la visione di Batman attraverso gli occhi di 4 giovanissimi skater di Gotham; dopo uno spericolato trip prospettico sulla tavola da skate i 4 ragazzini si raccontano i rispettivi incontri con l'uomo pipistrello, da uno visto come un ombra vivente, da un altro come un mostro alato, da un altro ancora come un robot, e dall'ultimo.... Crossfire ci mostra la prospettiva della polizia con l'introduzione del non-ancora-Lo-Spettro Detective Crispus Allen e una sorta di Montoya wannabe: prodotto da Production IG, sceneggiatura di Greg Rucka, ci mostra come l'assistenza di/a Batman sia mal/ben vista da alcuni poliziotti della squadra di Gordon. Field Test racconta di un Batman alle prese con i poteri a cui potrebbe accedere grazie alla sua supertecnologia, e i rischi del loro utilizzo: prodotto dallo studio Bee Train  probabilmente il meno riuscito esteticamente puntando troppo su una visione da animuccio per ragazze. In Darkness Dwells introduce Scarecrow e Killer Croc, prodotto da Madhouse, scritto da David Goyer, funziona come una tipica storia da Batman dei fumetti con tanto di supervillain. Working Through Pain invece ci porta negli anni sempre bui e fecondi dell'addestramento di Batman, siamo in India e Bruce Wayne studia per imparare la via dei fachiri e a controllare il dolore: nuovamente Studio 4C ma con stile totalmente altro rispetto al precedente, storia di Azzarello. Il tutto finisce con Deadshot, dove l'omonimo antagonista affronterà Batman in un duello all'ultimo sangue: nuovamente Madhouse in azione, storia di Burnett. Tutti gli episodi sono vietati PG-13 a causa di una certa presenza di sangue e della considerevole ma non estrema violenza: gli studi giapponesi hanno dato il meglio della loro storia personale infondendo nei rispettivi episodi gli stili caratteristici e immediatamente riconoscibili delle loro più famose produzioni. Sono tutti belli, più o meno, compensano esteticamente quello che manca a livello di purezza e passione, lasciando alla fredda commercialità dell'opera il compito di autoredimersi attraverso il risultato patitano e splendido. Progetto centrato perfettamente, è ciò che sembra, è ben prodotto, eye-candy in salsa giapponese per ogni DC/Batman fan: non è la prima volta... a partire indietro con gli anni dai Batman Bianco e Nero fino al recente Death Mask; e volendo il tutto gira intorno al successo di Witchblade dello studio Gonzo. I motivi intorno sono tantissimi e interessanti ad apprezzare l'argomento strettamente mercantile, il dvd è sontuoso: l'edizione americana a due disci è ripiena di contenuti, sicuramente da preferire alla scialbissima edizione italiana in uscita a fine mese.
hellbly @ 12:57 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, luglio 02, 2008 | in : fumetti e libri
Shin Angyo Onshi (manga): sono fresche di pochi giorni le ultime scanlation di quello che a oggi è ancora il più intrigante e interessante e celebre manga coreano; in un mercato ancora immaturo dove le produzioni si assomigliano tra loro e generalmente mancano in sceneggiatura, preferendo inoltre spesso la bellezza del disegno rispetto alla sua rappresentatazione narrativa, i 17 volumi di Shin Angyo Onshi (il film d'animazione l'abbiamo visto qualche anno fa) sono eccellenti pur cadendo nelle medesime idiosincrasie e problematiche culturali. Magia, spade e pistole: un protagonista antieroico caratterizzato finemente ed esponenzialmente carismatico, coprotagonisti notevoli e antagonisti affascinanti; soprattutto una sceneggiatura precisa che, pur sfruttando senza originalità lunghi flashback nella fare pre-finale, pur resuscitando e mutando schieramento a vari personaggi, riesce indubitabilmente a catturare la fantasia del lettore nel calderone di influenze e nel marasma dei temi e delle atmosfere: comicità slapstick con tanto di falso superdeformed, dramma sfolgorante e sanguinario, tragedia d'amore, violentissima azione e un gusto per le tavole dettagliate ed enormi, piene di dettagli ed ''effetti speciali''. Fermo restando che a parte un paio risulti quasi sempre difficile riconoscere e distinguere i volti tutti uguali. Non apprezzo il genere e tendenzialmente evito tutta la porcheria coreana e cinese, qui però si tratta della classica eccezione, di una fortissima serie piena di suggestioni ammirevoli e di meraviglia dove alle sparatorie si alternano demoni ed eserciti in battaglia, pirati e stregoni. Munsu è un ''misso imperiale'' di un impero caduto e morto: dovrebbe combattere il male ovunque lo trovi ma lui stesso è lontano dall'essere buono e i suoi combattimenti prevedono spesso motivi personali e un miraggio di vendetta che ne perverte gli intenti: il personaggio cresce giganteggiando da metà serie in poi, le sfaccettature si sprecano e dietro ogni parola si nasconde una trama. Rispetto e merito agli autori, nel porcile dei manga stranieri dove pur di trovare una nuova serie qualsiasi idiota riesce a farsi pubblicare, Shin Angyo Onshi nella sua run 2001-2007 si scava una nicchia miliare e memorabile.
hellbly @ 12:31 | commenti (popup) | commenti
domenica, giugno 29, 2008 | in : cinema e tv
L'Incredibile Hulk: la premessa prima, più una conferma e un chiarimento, è che questo sia effettivamente non il seguito del precedente film di Ang Lee; subito all'inizio troviamo infatti nuove Origini cinematografiche e tutto un nuovo inquadramento del soggetto. Il secondo punto è come, con pochi minuti e un'azzeccata scelta di suggerimenti, e per assurdo in soli due film, la Marvel sia già riuscita a creare una fortissima idea di universo condiviso da tutti i suoi personaggi live action: almeno quelli nuovi. Non è quindi un caso se all'interno dei primi minuti troviamo riferimenti a Iron Man e Nick Fury... questa volta non c'e' bisogno di attendere tutti i titoli di coda per beccarsi la sorpresina. Norton è un Banner convincente, gli sceneggiatori hanno preferito una caratterizzazione presa dalla versione fumettistica classica: magrolino e mite, con un alter ego Hulk scarsamente dotato di intelligenza e impegnato nel corso del film a regalare battimani sonici, smash e altre preziosi riferimenti. In questo contesto di fedeltà vengono però integrate alcune visioni più moderne: il Banner impiegato a imparare le linque dei posti dove si nasconde, la meditazione e via dicendo. Il tutto continuamente frammistato da altre citazioni classiche questa volte dedicate alla serie tv: il Banner barbone-autostoppista, la theme song. Louis Leterrier, quello di Transporter, si impegna ma si avverte fortemente la volontà di un supervisore massimo la cui presenza fornisce tutti quegli elementi di apprezzamento da fan e allo stesso tempo limita e mitiga certe propensioni caratteriali del regista. La produzione di Hulk e Iron Man è stata per larga parte contemporanea eppure sembra evidente che a un certo punto della realizzazione di quest'ultimo ci sia resi conti dell'esplosività del materiale e siano stati successivamente a forza inseriti particolari accomunanti nel primo. Magari sono solo cazzate. Abominio non è granché, sembra Doomsday. Gli scontri sono buoni, i modelli in cg ottimi anche se manca quel salto tecnologico di qualità che li renda visibilmente migliori di quanto già visto la scorsa volta: continuo poi a non apprezzare le espressioni da cucciolo di Hulk e quel suo faccione da bambinone, preferirei qualcosa di più mostruoso e meno tenero. Straordinariamente sono più interessanti le scene di Banner rispetto a quelle di Hulk, Norton offre un'ottima performance e alla fin fine le scene d'azione verde sono vagamente ripetitive: sono poi stupefatto di non aver visto sfruttare il centralissimo assioma del Madder-Stronger, la vittoria finale su Abominio si manifesta quasi più come una spinta d'agilità e cuore rispetto alla bruta energia delle radiazioni gamma. A questo punto l'attesa per Avengers diventa immodesta.
hellbly @ 01:39 | commenti (popup) | commenti
giovedì, giugno 26, 2008 | in : fumetti e libri
Superman: dopo una lunga run di 25 albi la gestione Busiek della seconda regolare di Superman, dopo il cambio numerico, l'abbattimento di Adventures e il rilancio dal vol.1 (se non avete capito poco importa, so cosa sto dicendo), si conclude in maniera paradossalmente anticlimatica. Per la fine della sua storia Busiek sceglie toni miti rilanciando dal consueto starting point l'uomo d'acciaio dopo una serie di travagliate storyline e una curiosa gestione degli annual. A succedergli l'atteso ritorno di James Robinson, rapidamente impegnato in futuro a gestire anche l'ennesimo tentativo di Justice League 2 (esperimento che speriamo riuscirà a rompere la maledizione di Extreme, Elite e tutte le altre Justice League secondarie susseguitesi negli anni dalla fine della International), e pronto a farsi valere all'ombra dell'ingombrante successo del suo Starman. Vedremo. Di Busiek ricordiamo alcune storie coraggiose e il tentativo di portare Superman in territori meno esplorati rispetto alla norma, il risultato è stato mediamente buono: un Busiek in forma nonostante l'avversità che gli porto dai suoi tempi con gli Avengers; ricorderemo con rammarico l'attesissima storia assolo di Kripto svanita nel nulla, bloccata dai consueti problemi burocratici di diritti: la speranza è l'ultima a morire e ci si augura di leggere un giorno, finalmente, l'One Year del supercane in lutto per la morte di Superboy.

The Immortal Iron Fist: in casa Marvel le cose vanno un pò peggio, si chiude la stagione dell'Immortal Iron Fist scritto dalla coppia Brubaker-Fraction (poi solo Fraction)... senz'ombra di dubbio una delle migliori nuova serie regolare Marvel da molto tempo. Il nuovo regolare sarà il tizio di cui non ho voglia di guardare come si scriva il nome, l'imbecille che sta riammazzando molto rapidamente Cable. Brubaker-Fraction hanno fatto ogni cosa possibile: rivitalizzato e sostanzialmente ricaratterizzato un personaggio amato ma caduto in gravissima disgrazia, rielaborato tutta la sequela dei comprimari e alleati, ristrutturato tutto l'impianto di background e completamente rinnovato e ampliato il discorso ''potere iron-fist'' e città mistiche, scritto alla grande. Francamente un lavoro di rilancio così ben fatto non so a cosa di potrebbe paragonare, eccellenza pura. Il futuro è grigissimo ma i primi 16 albi di Immortal Iron Fist sono una perla moderna memorabile.

American Virgin: non avevo voglia di controllare ma non ricordo di averlo fatto quindi credo di non averlo fatto, American Virgin, serie Vertigo dell'ultim'ora e come tutte le serie Vertigo lanciate l'anno passato votata alla prematura chiusura, chiuse qualche mese fa con l'albo numero 19. American Virgin è la storia di un giovane predicatore di quelli che per fortuna da noi stentano a esistere, uno di quelli che fa il giro del mondo a dire di restare vergini, credere e via dicendo. Sua sorella ovviamente è una super troia di buon cuore, sua madre una sfruttatrice lardosa e malvagia, il padre è un facilmente prevedibile colpo di scena che vi evito (è ovviamente un prete), il fidanzato della sorella è un trans; il predicatore a inizio storia scopre che l'amata futura sposa, in Africa per aiutare i derelitti, è stata ammazzata: nel giro di qualche giorno scopre anche alcuni spiacevoli atteggiamenti sessuali tenuti da questa in vicinanza di superdotati africani. Comincia quindi un viaggio spirituale per cercare di capire cosa sia il sesso e se sia il caso o no di farlo. American Virgin faceva il paio con Testament: stesso risultato con in più qualche problema di periodicità: premessa interessante, sviluppo segnato dalla noia e da una costante ripetitività. Seagle ha fatto di meglio.

Crossing Midnight: stesso numero di albi, stessa fine per la nuova serie Vertigo di Carey. Abbandonata la mitologia cristiana, l'autore prova ad amplicare il discorso orientale già vagamente toccato in Lucifer: due gemelli nati a cavallo della mezzanotte con problemi durante il travaglio, il padre si vende a un demone per salvarli (insieme alla madre); quindici anni dopo è tempo di pagare. I due, fratello e sorella, separati e ovviamente nemici, gireranno il mondo mistico orientale divenendo protagonisti in una guerra magica. Trama di gran pregio, dialoghi profondi, tante idee intelligenti sacrificate all'insofferenza del pubblico per storie forse troppo intricate e lievi ma percettibili involuzioni nell'andamento del soggetto: in Crossing Midnight c'e' troppa roba, il peso dei personaggi e degli eventi ne schiaccia la fruibilità. Carey la lascia aperta, limitandosi a risolvere una porzione di conflitto e forse sperando di recuperarla in futuro.
hellbly @ 11:59 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, giugno 25, 2008 | in : animazione e videogiochi
Gigantic Formula (episodi 1-26 serie completa): abbiamo già parlato della sensibile riduzione nella moda dei fansub, da un anno a questa parte diventa sempre più difficile trovare serie ma soprattutto trovare gruppi che finiscano le serie; c'e' voluto un anno e mezzo circa ma siamo finalmente riusciti a concludere il cartone robotico lanciato nell'Aprile 2007 dallo studio Brains Base (quello del New Getter). La serie è stata interessante e originale sotto molti aspetti, intrigante sotto molti altri e in ultima analisi ricercata artisticamente: quesi tutte le buone idee sono però andate perse o diluite nel proseguire degli episodi, probabilmente per diretta conseguenza e per il solito ''stupidi giapponesi''. Più notevole esempio di ciò riguarda propriamente il primo episodio: lo stile grafico e di character design adottato in quel singolo primo incontro con la serie, completamente sparito/impoverito dagli episodi successivi, resta uno stupefacente caso di ripensamento e resa alle ragioni di mercato. La storia potrebbe grossolanamente essere vista come una variazione sul tema del G-Gundam: la Wisest World War è una sorta di guerra regolamentata internazionale, la nazione del robot vincitore governa il mondo. I robot sono il frutto della tecnologia nazionale, necessitano ognuno di un pilota e di medium che faccia tramite tra la tecnologia e il divino.... ogni robot è infatti sviluppato intorno a una testa di statua rappresentante e incarnante una divinità greca: in un certo e molto lato senso  l'armamento/aspetto e parte della trama dei combattimenti gira intorno ai rapporti classici tra tali dei. Particolare: nella finzione le statue sono greche, i nomi degli dei sono però nella versione latina. Protagonisti della storia sono l'accoppiata giapponese, per larga parte però la sceneggiatura si limita a strumentalizzarli per raccontare e rendere protagonisti via via di piccoli nucle di episodi tutte le altre coppie di piloti. Giusto per non volersi distinguere poi più di tanto anche in questa serie i mecha sono realizzati in cg: generalmente la serie è omogenea e animata con la stessa qualità dall'inizio alla fine, il livello di dettagli e la fluidità si attestano su valori medio-alti e non ci si può proprio lamentare del lavoro svolto da Brains Base. Il design dei robot è stato di volta in volta sviluppato da persone diverse, pur mantenendo un certo filo conduttore il risultato aiuta molto a elaborare visivamente quelle differenze culturali e scientifiche alla base della differenza produttiva nazionale intorno a cui si muove tematicamente molto del racconto. In tal senso i messaggi geopolitici si sprecano: la Cina è un'onorevole alleata quasi fin dall'inizio, l'America è il nemico ultimo ma varie colpe sono anche del governo Giapponese fortemente opposto all'eroica organizzazione militare giapponese. Sul fronte dialoghi tocchiamo punti di vera bassezza: mocciosi innamorati non sono mai stati fonte di battute memorabili, qui gli stereotipi si sprecano e, nonostante alcuni ricami stravaganti come la costante presenza di ninja e una certa tensione al paranormale, annoiano. SRW: parlando in termini di super robot wars ci sarebbe tantissima carne, attacchi finali e trasformazioni, nuovi attacchi e passaggi nemico>alleato per tutta la storia principale. Manca del tutto una visione coreografata degli attacchi stessi ma in definitiva ci sarebbe spazio per molte animazioni: qui si apre una piccola questione. I SRW sono tradizionalmente 2d, gli esperimenti 3d sono costantemente andati sotto: la nuova mania di realizzare tutti i mecha in ''3d'' cosa porterà? Stento a credere in trasposizioni bidimensionali di robot creati in cg. Per chiudere: lo staff è composto nelle sue posizioni chiavi compreso il ''creatore'' da un gruppo di ex-autori della serie/film di Kiddy Grade, qui impegnati a ricoprire ruoli più direttivi.
hellbly @ 21:39 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
domenica, giugno 22, 2008 | in : cinema e tv
Superhero Movie: ennesimo capitolo nella serie di film parodia che da anni ammorbano i miei mesi costantemente alla ricerca di qualche risata imprevista; come sempre nella sua ora e rotta di durata il film riesce a consolidare una o due battute, sketch o momento divertente lasciandosi però alle spalle più rovina che altro. Scoregge e calcio nelle palle, è tutto quello che ci vuole. Il punto migliore del film sono i titoli di coda: esilarante il ''colpo di scena''. Unica osservazione da tentare: lo staff-crew di questi film comincia a riciclarsi tra ruoli protagonisti e marginali sviluppandosi realmente in un team specializzato con facce e nomi che ritornano ripetutamente; in aromento diventa allora motivo di curiosità l'alternanza Pam Anderson-Carm Electra.
hellbly @ 00:48 | commenti (popup) | commenti
giovedì, giugno 12, 2008 | in : fumetti e libri
Salvation Run: arriviamo alla fine anche dell'ultima miniserie accompagnatoria a Final Crisis, speriamo così di chiudere il capitolo ''continuity-caos'' vissuto nei mesi passati. In una recente intervista a newsarama Grant Morrison ha lungamente parlato delle incongruenze tra il primo numero di Final Crisis e i colpi di scena finali di tante miniserie corse parallelamente a Countdown: la spiegazione è assai banale e semplice, tempi di produzione. La stessa scena vista in due testate diverse, prodotta da team diversa in tempi editoriali diversi viene fuori diversamente. Morrison chiude l'intervista con un quasi offensivo ''inutile incazzarsi, le prossime storie saranno grandiose'': non mi sono mai considerato uno sfegatato della continuity, questo però mi fa girare le palle. Come per la morte dei Nuovi Dei, anche in Salvation Run abbiamo un caso simile: la morte di Martian Manhunter. Tra miniserie, serie regolari, e serie speciali l'esperimento di portare avanti un universo tutto contemporaneamente non ha dato l'esito sperato: auguriamoci che in DC l'abbiano abbondantemente compreso. Entrando nello specifico: Salvation Run è la mini ambientata nel pianeta prigione dove vengono progressivamente esiliati i super villain DC, la storia pone immediatamente i toni su solide base di classica fantascienza: Sturges scrive bene e i disegni si adeguano presentando l'immane quantità di characters con lodevole pulizia. Luthor, Joker, Vandal Savage, Catwoman, i Rogue. Tutta la mini svolge alcune funzioni prioritarie: eliminare ''l'incidente'' Martian Manhunter version OYL, accompagnare a conclusione la corrente serie di Catwoman (il mese prossimo mi pare) anche questa distrutta nel dopo OYL, mettere già tutti i villain in gruppo pronti a fini narrativi in vista della conversione per mano di Libra o alla vendetta.

Gotham Underground: finisce anche il progetto diretto da Frank Tieri sulla falsa riga della mai troppo rimpianta Gotham Knights, in questa mini abbiamo assistito al classico riassetto criminale in quel di Gotham City; peccato che anche in questo caso la continuity interna di Batman non ne abbia tenuto troppo caso, Spoiler a parte. Come viene sinteticamente riassunto da Gordon a fine dell'ultimo albo l'Intergang è arrivata a Gotham, il Pinguino è stato sbatacchiato e rimesso in regola da Batman, Vigilante e Spoiler sono tornati a gironzolare per i tetti, il tutto condito da qualche nuovo curioso freak-boss. Johnny Stitches sembra un pò troppo Mosaic il nemico del Punitore. Una mini con poco Batman e tanta Bat-family: avrebbe potuto essere molto migliore ma per essere un progetto laterale alle invadenti e potenti serie regolari del pipistrello, Tieri ha dato il suo meglio.

Invincible 50: Robert Kirkman è certamente nel suo giro d'anni dorato, scrive e gestisce un piccolo universo supereroistico di gran successo all'interno di Image portando avanti contemporaneamente tre serie regolari e varie mini; scrive successi in serie per la Marvel. In Image continuano a dargli fiducia, giustamente, e l'autore continua a sfornare ottime idee e parole senza sosta: recentemente siamo arrivati a un punto focale nella sua carriera. Kirkman sembra essersi ''stufato'' del corrente passo delle sue serie principali (non gli ho dedicato un post, ma...): The Walking Dead ha girato una boa similie a quella imposta dal creatore sull'ultimo e presente numero di Invincible: le due serie sono pronte a partire in nuove direzioni e affrontare rivoluzioni narrative interne. Auguriamo il massimo della fortuna. Piccola nota precognitiva: Image sta tentando di riproporre il modello di successo Kirkman replicandolo sotto il nome di Jay Faerber... Dynamo 5, Nobles e compagnia. Nessuna di queste serie raggiunge lontanamente la qualità dell'altro: speriamo che Image non butti l'occhio troppo lontano.
hellbly @ 23:22 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, giugno 11, 2008 | in : animazione e videogiochi
Futurama - The Beast with a Billion Backs: il secondo film di Futurama a uscire direct-to-dvd è una disdicevole delusione, comincia come seguito diretto del riuscito Bender's Big Score ma non riesce in alcun modo ad avvicinarlo o raggiungere neppure il più scarso traguardo; la storia procedere priva di guida intrecciando trame separate in modi insensati e non divertenti: visivamente è il solito Futurama, i contenuti invece sono lontanissimi dall'abituale qualità. Noioso e lungo ripropone interminabili dialoghi e gag stantie, non colpisce, non stupisce e di certo non brilla per originalità o trovate.
hellbly @ 23:29 | commenti (popup) | commenti
domenica, giugno 08, 2008 | in : cinema e tv
Rambo: ovvero Rambo IV. Ho aspettato tanto a vederlo perché Rambo è RAMBO. Non sono mai stato tipo da Rocky, troppo giovane per Rocky: io ero RAMBO, visti al cinema dal secondo, ho avuto il poster di RAMBO 2 LA VENDETTA in camera da letto, sopra il letto, bandana rossa e assurdo super mitragliatore lanciamissilie in braccio, fino a che non entrai nell'età dell'idiozia quando gel, ragazzine, bomber e fare il figo divennero più importanti di RAMBO. Rocky non era stato male, non così tanto: ma un troppo vecchio Stallone mi aveva spinto a evitare l'altro polo della combo seguiti messa in piedi dal malandato ex-action hero. Voglio dire: ancora oggi non accetto di commentare la qualità di Rambo III. La wikipedia riporta un dato interessante, lo riprendo senza metterne in dubbio la veridicità: il fim dura meno di un'ora e venti, veramente poco, straordinariamente poco, e ci sono 262 morti, 3.2 al minuto. Più che nei tre precedenti film messi insieme. ''E che morti!''
E' il party del sacco di sangue: in principio è l'arco, frecce sibilano come cobra supersonici trapassando i budini asiatici che si oppongono alla giusta morte per mano di RAMBO; poi viene il Barrett, l'arma dell'amico di RAMBO nel film, proiettili calibro .50 che sfrecciano aprendo buchi nelle ciambelle asiatiche e portando via teste agli orsetti gommosi asiatici; infine è... mmm... anonima-torretta-d'artiglieria-montata-su-jeep che sbriciola i cracker asiatici accorsi sul campo di battaglia esclusivamente per incontrare la più onorevole delle morti per mano di RAMBO. Il film è iperviolento, RAMBO è invecchiato e non si fa più le menate: la gente la ammazza nel modo più rapido e distante possibile, possibilmente a frotte; quei maledetti sadici-busoni-asiatici subiscono la giusta sorte per aver camminato all'interno del raggio di morte di RAMBO. Stallone vorrebbe farne un quinto: vorrei un RAMBO alla guida di un Mazinga, al posto dei Rocket Punch vorrei dei giganteschi rpg.
hellbly @ 00:05 | commenti (popup) | commenti
sabato, giugno 07, 2008 | in : fumetti e libri
Midnighter: con i grandi eventi estivi ormai in movimento in casa DC e sottoetichette si stanno lasciando andare gli ultimi scampoli di serie moribonde; in Wildstorm, a causa dei futuri, massicci e speriamo per una volta positivi, rilanci chiude il serial solo di Midnighter. Come alcune delle principali serie Wildstorm dell'ultima generazione anche questa è partita con il botto riscontrando immediatamente una solida base di pubblico e d'apprezzamento, poi scivolata rapidamente nel fondo vendite. A discolpa di Giffen va detto che Midnighter non abbia subito nessuno dei difetti concentrati nelle pubblicazioni sorelle: niente ritardi, team costante, storyline progressiva e omogenea; il fallimeno e la chiusura hanno origine probabilmente da un fatto cumulativo: i super universi editoriali sono così, smetti una serie perché non ti piace, un'altra perché chiude, alla fine a effetto domino si abbandona tutto. Giffen ha fatto un buon lavoro qui, e anche i disegnatori: prima un Midnighter visto in relazione al team, poi effettivamente assolo tematicamente indirizzato verso un cambio di vita estraneo al gruppo; autori intelligenti prendono scelte logiche: la serie finisce con Midnighter che abbandona la propria attività singola tornando in seno ad Authority.
hellbly @ 11:48 | commenti (popup) | commenti
sabato, giugno 07, 2008 | in : musica e internet
Ok, è da un pò che non lo facevo, e volontariamente aggiungerei, ma ci sono due notizie che voglio condividere con il blog estraneamente da qualche post specifico (questo non lo è?):
1) qualche giorno fa, è da qualche giorno che ci penso, mi sono arrivati il Getter One e lo Shin Getter One della TOP! Collection by Zappa PAP: non sono un esperto, a parte i super deformed dei super robot wars non ho mai comprato online qualche ''giocattolo/soprammobile'' di mecha giapponesi considerandolo il confine invalicabile entro cui contenere la mia sanità mentale ed economica, questi però erano cazzutamente belli e non ho saputo resistere. Non si montano e non si dipingono quindi molti storceranno il naso (molti tra i pochi ovviamente), ma è esattamente quello che volevo e, a mio avviso, sono veramente belli: sembrano persino dipinti a mano, di ottimo materiale, molto fighi. Fanno ora bella mostra di sè sulla mensola sopra la mia testa e posso guardarli ogni volta che voglio semplicemente alzando lo sguardo dal monitor.
2) è stata rilasciata oggi la famigerata QUARTA EDIZIONE dei manuali di Dungeons and Dragons: dubito riuscirò a trattenermi da un altro acquisto insensato, visto che tanto non ci gioco più. E' la famosa edizione che traghetterà il marchio nel mondo del digitale/internet: per l'occasione la Wizard ha lanciato un portale da sfruttare parallelamente ai manuali cartacei per la creazione dei personaggi e la gestione delle avventure. Come questo si metta in pratica non lo so.
hellbly @ 01:02 | commenti (popup) | commenti
sabato, giugno 07, 2008 | in : cinema e tv
The Onion Movie: da noi quelli di ''Onion'' non sono esattamente celebri, io stesso (stesso=megaego) li conosco solo perché di tanto in tanto scrivono articoli umoristici sui videogiochi che vengono a loro volta spesso linkati sui siti specializzati. Si parla di un blocco di rivista cartacea/sito/altro che lavorano come notiziario comico: niente a che vedere con Striscia la Notizia, più simile al Dailyshow di Jon Stewart. Il film è, non a caso, come un lungo episodio del suddetto Dailyshow: c'e' un host, in questo caso una sorta di archetipo anchorman della tv americana, e noi siamo alla tv a guardare alcune edizione del suo telegiornale. A seguito di alcune delle notizie più rilevanti il nostro sguardo può seguire gli approfondimenti, i servizi esterni o seguire o precedere le storia diventando di fatto i tipici sketch da film demenziale. Si chiaro come il riverbero della neve in un giornata di sole splendente a mezzogiorno, accecante: no Scary Movie, no Epic Movie e no a tutti i loro fratelli e cugini. Qui ci si spatacca.
STEVEN SEAGAL E' COCKPUNCHER!!!!!
Fate largo alla nuova hit di MELISSA CHERRY, ''TAKE ME FROM BEHIND''
Come tutti i film di questo genere anche qui si incorre nel fenomeno della ripetizione che in pochissimo tempo prova a creare un effetto tormentone fastidioso, si esaurisce però molto in fretta e continuamente si viene investiti da nuove proposte di parodia demenziale: a venir presi in giro non ci sono i soliti film, ma tutto il sistema americano (obiettivo complesso da colpire in neppure un'ora e mezza): dalla guerra al terrorismo, presidente compreso, al cinema, alla musica, al giornalismo ovviamente. Si ride molto, ma sono soprattutto due gli elementi da morire: andate su youtube e digitate ''Steven Seagal Cockpuncher trailer'' o ''Melissa Cherry'' affiancato a ''Take me from behind'' o ''shoot your love all over me'' o ''down on my knees''.
Non ho altro da aggiungere, andate a scaricarvelo o comprate il dvd uscito da pochi giorni, non aspettatevi uscire al cinema perché anche in USA il film è uscito direttamente in dvd: non vi tedierò con l'inutile e noiosa storia (che per altro mi limiterei a riportare dalla wikipedia) sul film iniziato in produzione nel 2003 poi persosi per strada tra cambio di produttori e registi e bla bla.
Invece una cosa la aggiungo: se avessi saputo che cinque anni fa Steven Seagal visse un tale moto di autoironia avrei guardato senza interiore vergogna tutti i suoi film da allora, che ho comunque guardato ma con vergogna; per rimediare il torto andrò a vedere il documentario su Jean Claude Van Damme.
hellbly @ 00:12 | commenti (popup) | commenti
venerdì, giugno 06, 2008 | in : cinema e tv
Be Kind Rewind: la presenza di Jack Black e le scelte nella composizione del trailer ottengono un certo effetto sviante sulle aspettative riguardanti il film, anche se il nome di Michel Gondry dovrebbe chiaramente lasciar intendere la presenza di vaghezze rarefatte e inventiva nella rappresentazione visiva, montaggio ricercato e metatrame composte per ingannare la mente quanto l'occhio. Ciò detto partiamo dai presupposti: ''non ero certo impazzito per Eternal Sunshine'' e ''Gondry torna al cinema di (pià o meno) larga distribuzione dopo qualche anno di progetti legati al suo background musicale e al panorama europeo''. Il New Jersey è il luogo della depressione economica e sociale, la pressione tele-cinematografica esercitata sul suo suolo l'ha reso un posto emblematico anche e orami aldilà dei confini della East Coast (ch-check it out): la Passaic di Be Kind Rewind non è molto diversa dalla Leonardo di Clerks, e corrono somiglianze anche tra i rispettivi film. Abbiamo un angolo di palazzo e relativa strada come non se ne vedevano da Smoke, non c'e' un tabaccaio ma un videonoleggio trasandato gestito da un vecchissimo Danny Glover e dal suo figlioccio Mos Def (a cui farebbe proprio comodo un corso di dizione), costantemente disturbati dall'irritante personaggio interpretato da Black; difficile definire quest'ultimo: vive vicino alla centrale elettrica locale, non si capisce di cosa viva o cosa faccia tutto il giorno a parte bighellonare, è sconclusionato e pazzo anche per gli standard dell'attore: non è una persona vera, solo un mezzo della sceneggiatura troppo evidente e palese, ogni twist gli passa attraverso e viene da lui promosso. Su tutti i personaggi del film Gondry spende poco in termini di profondità, volontariamente bidimensionali si fermano il tempo di recitare battute e spingere avanti il tema del film: il fatiscente palazzo del videonoleggio è prossimo a demolizione, in missione per conto di dio il gruppetto farà di tutto per salvarlo, raggiungendo in questa lotta per difendere l'origine e la tradizione il cuore degli abitanti risvegliando, o riscoprendo, lo spirito sociale della comunità, collegialità d'intenti, mutuo rispetto e forte convincimento, parrocchiale direi, che il tempo speso insieme possa rivalutare al rialzo l'esistenza misera e priva di fine al cui gioco sono condannati tutti i poveri sbandati e perdenti concentrati in paese. Principali leitmotiv di questo umile percorso umano sono la storia, veicolata attraverso prevedibili flashforward, del(l'unico) più famoso figlio di Passaic, il pianista jazz Thomas ''Fats'' Waller: tipica ed eroica storia anni '20 per diseredati e rifugiati in fuga; dall'altra parte abbiamo quel singolo aspetto che alla fin fine caratterizza, pur godendo di scarsissimo tempo in scena e di un trattamento molto rapido, tutta la pellicola, tutta la campagna pubblicitaria e il marketing intorno al film: i rifacimenti amatoriali di film celeberrimi, a partire da Ghostbusters fino a A Spasso con Daisy, passando per Robocop e King Kong. Non fatevi però ingannare: non si tratta di sketch inseriti come scenette all'interno di un film compilation, i personaggi sono attivi in questo business intanto che vivono il resto delle loro crepuscolari vite. Il tutto vira pesantemente verso una visione dell'arte povera reinterpretata con curiose e dubbie motivazioni anticapitalistiche dove la rassegnazione vitale dei protagonisti confonde nei messaggi dalla moralità grigia che vedono protagonisti l'avvocato della ''siae'', il costruttore filantropo, la centrale elettrica. Il film non va da nessuna parte eppure arriva a un finale che lascia perplessi quanto il resto, il buonismo da dopoguerra in un paese sconfitto non mi sembra troppo diverso dalle solite menate propinate dai cartoni Disney: come se non bastasse si rasentano due lunghissime ore di durata complessiva; ciò detto il regista è dannatamente bravo, non ho mai provato il desiderio di mandare avanti (di spenere sì).
hellbly @ 23:51 | commenti (popup) | commenti
sabato, maggio 31, 2008 | in : cinema e tv
My Name Is Earl (episodi 1-22 stagione 3 completa): eccoci al post annuale dedicato alla serie interpretata da Jason Lee giunta attraverso il gran casino dello sciopero degli sceneggiatori americani a un'accorciata ma felice fine terza stagione. La storia riprende da dove l'avevamo mollata, Earl è in prigione. Eravamo a una seconda stagione leggermente scivolata di tono, tesa meno verso la comicità e più verso la commedia: la terza prova a ribilanciare il tutto, il cambio d'ambientazione e le nuove dinamiche tra i personaggi dovuti alla nuova collocazione di Earl danno lo spunto per una trama più solida portata avanti attraverso più episodi in maniera unitaria. Earl continua a spuntare voci dalla sua lista e intanto cerca di guadagnarsi anticipatamente la libertà, a metà stagione finalmente riuscirà a guadagnarsi la libertà finendo però per iniziare seriamente a dubitare di tutta la questione karma: questo nuovo Earl porterà la stagione a concludersi senza cliffhanger e con grande soddisfazione mentre vengono ristabilite le routine e con gentilezza la storia viene riportata allo status quo iniziale. Magari non la migliore delle iniziative, artisticamente parlando, ma per una serie tv può non essere la peggiore delle situazioni: Earl avrà una quarta stagione, per adesso tanto basta.
hellbly @ 00:26 | commenti (popup) | commenti
venerdì, maggio 30, 2008 | in : cinema e tv
The Machine Girl: immediato cult giapponese del 2008, il nuovo film diretto da Noboru Iguchi (quello di Sukeban boy) sistema e definisce quel rinnovato sottogenere splatter che da qualche anno spuntava saltuariamente attraverso le produzioni indipendenti dell'underground cinematografico nipponico, Death Trance, Meatball Machine; stabilisce anche il ritorno agli onori della cronaca della Nikkatsu dopo varie peripezie aziendali: non a caso il cast è composto in larga parte da ex attori presi dal porno e dai pinku, mentre la protagonista è un'idol al suo primo film, Minase Yashiro. Parliamo di mega-splatter, di machine-gun, motoseghe, ninja-yakuza, geyser di sangue, mutilazioni e le solite urla. Comincia tutto con la tipica situazione di bullismo, un ragazzino viene preso in mezzo e muore. La sorella si incazza e comincia la vendetta. Sono stupefatto quando leggo su internet i tanti paragoni con Planet Terror: cristo, non dubito che Iguchi l'abbia visto ma penso che prima di parlare del mezzo Grindhouse sarebbe il caso finire di elencare le numerose citazioni da Evil Dead. La protagonista, nelle prime battute del film, viene mutilata di mezzo braccio sinistro: in un'epica scena presa direttamente da Army of Darkness aggancerà al moncherino (dapprima) una gatling gun, successivamente sostituita dalla storica motosega. A questo punto avremmo già tutto il blocco di temi e contenuti necessari al genere, compresa la patinatura da softcore: mancano però completamente scene di nudo, mezzo nudo o generici ammiccamenti sessuali, al massimo vengono concesse poche scene in reggiseno. Il film è anche troppo lungo, a volerlo sottolineare: i combattimenti sono continui ma un paio di scene preparatorie concedono troppo tempo a inutili approfondimenti caratteriali; se rimpiangete gli anni '70-'80 stringetevi forte al mercato giapponese perche' ne sta sfornando a ripetizione ma non si sa quanto potrà durare questo fenomeno. ANCORA ANCORA ANCORA ANCORA....
hellbly @ 19:29 | commenti (popup) | commenti
venerdì, maggio 30, 2008 | in : fumetti e libri
Shadowpact: dopo essere stata una delle rivelazioni della nuova stagione DC Nation con vendite e successo forse non imprevedibile ma sicuramente superiore alle aspettative, nel suo secondo anno, abbandonata dallo scrittore titolare Bill Willingham, l'avventura del super gruppo di mistici DC chiude con l'albo numero 25. Il buon Sturges non è mai riuscito a far presa sui personaggi e, nonostante cambi nel roster con l'introduzione di nuovi personaggi e l'uscita di altri dalla scomoda gestione, alla fine si è perso intorno a una trama priva di fine e raccontata con scarsa comprensione. Auguriamogli di non fare lo stesso con Blue Beetle. Difficile dire quanti dei protagonisti della serie troveranno spazio nell'imminente parallela di Final Crisis dedicata all'universo magico DC. In ogni caso la chiusura dell'avventura di Shadowpact apre degli spazi editoriali che la DC non sembra nell'immediato intenzionata a ricoprire, date le trame in corso non sarà certo possibile toglierli dal gruppo ufficiale ma non sarebbe per niente male veder tornare i Sentinels of Magic compreso Alan Scott e il Dr. Fate, magari pure Eclipso.
hellbly @ 14:27 | commenti (popup) | commenti
giovedì, maggio 29, 2008 | in : cinema e tv
CJ7: il desiderio di cambiare è comprensibile e nasce spontaneamente nel cuore di tutti gli uomini, anche di quelli cinesi; l'ultimo film di Stephen Chow è molto diverso dal suo passato, e dal suo presente visto lo scarso successo ottenuto: difficile per un comico di fama tirar fuori un film ''drammatico'' senza incorrere nell'astio dei fan. Il problema poi è maggiore se il film risulta essere di per sé mediocre e noioso. Il paragone di trama facilmente tira in ballo ET: un ragazzino povero (il padre è un manovale, la madre è morta; il padre potrebbe mantenere un tenore di vita meno povero ma preferisce far la fame e farla fare al figlio piuttosto che rinunciare alla super scuola privata dove lo manda) viene costantemente bullato a scuola sia dai compagni prepotenti e riccastri, sia dagli insegnanti spocchiosi e superficiali: il bambino però è sicuro di sé e vive secondo gli insegnamenti di integerrima moralità del padre. Un giorno però il più borioso degli altri bambini porta a scuola la versione taroccata cinese di AIBO e scoppia il casino: il bambino protagonista diventa capriccioso e non ne può più di essere il più sfigato di tutti, il padre disperato va a ravanare nell'immondizia e tira fuori un bagaglio alieno che poi si trasformerà in un cane alieno molliccio fatto di un materiale simile allo slime. Il bambino diventerà arrogante e bastardo....il resto del film è fatalmente prevedibile e non regala emozioni. Il molliccio alieno è un pokemon e, come tutti i pokemon, ha ormai rotto le palle, senza neppure riuscire a colpire quell'effetto ''adorabile'' da prodotto per ragazze (lo so, ho fatto la prova con la mia che ci cade sistematicamente ed è rimasta del tutto indifferente). Gli effetti speciali sono buoni, fatto che dimostra quanti soldi americani girino oramai nella macchina da film di Stephen Chow.
hellbly @ 23:23 | commenti (popup) | commenti
giovedì, maggio 29, 2008 | in : cinema e tv
Be a Man! Samurai School: il Monte Fuji staglia (transitivo) lo scontro tra il bene e il male benedicendo con la sua maestosa figura l'età di Tak Sakaguchi, uomo, eroe, regista. Sakigake!! Otokojuku è la prima regia dell'attore diventato famoso esordiendo in Versus, dimostrazione lampante che del binomio Takaguchi-Kitamura, laddove l'ultimo è da qualche anno in un triste calando, era il primo la vera causa di tutto (dove per ''tutto'' intendo la corrente action seguitane). Non solo Takaguchi ha continuato a interpretare se stesso in ruoli sempre uguali in film d'azione demenziale, e lo dico in senso positivo, ma quest'anno ha compiuto il passo in più attraversando il confine e finendo a dirigere e scrivere il suo primo film, e coreografare i combattimenti dell'imminente Tokyo Gore Police. Parliamo un attimo della genesi di Samurai School: guardiamo da lontano senza nessuna base limitandoci a qualche graziosa congettura..... Sakigake!! Otokojuku? Uhm... il titolo, l'ambientazione e il tema... mi sembra di ricordare, sì: Tak aveva partecipato anche a Sakigake!! Cromartie High School. Guardiamo ora da più vicino: il film è composto quasi interamente da (semi)esordienti salvo qualche notevole eccezione, nel ruolo dell'antagonista troviamo per caso Hideo Sasaki. Lo stesso antagonista di Versus. Il rettore della scuola è Akaji Maro. Scherzi a parte, tra ingenuità e genuina serietà, Tak Sakaguchi ha deciso di cominciare la propria carriera occupandosi di cose conosciute senza lanciarsi in arroganti esperimenti ha mescolato le esperienze maturate in un super tamarro film d'azione umoristica di quasi due ore, senza paura e con stimabile autoironia. Ovviamente il film è tratto da un manga, diversamente dal solito non si tratta però di un fumetto recentissimo acquistato esclusivamente a fini di sfruttamento commerciale ma di una vecchia e dimenticata pubblicazione della fine degli anni '80: budget o motivi artistici poco importa. Otoko-Juku è una scuola segreta la cui missione non è quella di educare ragazzi, bensì formare uomini, leader, generali, guerrieri. Samurai. La scuola funziona così: i diventi uomo o muori; punizioni corporali, tortura, mortali prove di resistenza e coraggio, combattimento: alla Otoku gli studenti fanno fatica con la tabellina del 2 ma sono pieni di lealta, spirito e hotblooded devozione. La storia segue l'ammissione e il primo anno di cinque nuovi studenti: il silenzioso e gentile Momotaro, Tak, armato di katana e bandana alla Ryu, leader degli studenti del primo anno; il punk-karateka Toramaru; il gigante imbecille tutto palle Togashi, genialmente interpretato da un modello di Armani qui truccato con sfregi e per tutto il tempo sfottuto per essere brutto; lo sfigato e codardo Hidemaru e il computer umano Tazawa (fortissimo nella tabellina del 1). Dovranno affrontare sadici ma in fondo buoni insegnanti, sadici ma in fondo deboli studenti del secondo anno, sadici ma in fondo rispettosi appartenenti a una scuola rivale. Il film è un overdose di espedienti: ogni volta che uno dei personaggi si trovi a nominare qualcosa di specifico, una speciale tortura, un arte marziale o un colpo mortale urlato prima di essere inflitto o roba del genere, l'azione si congela e l'amico narratore ci presenta un piccola scheda con tanto di sovrimpressione e spiegazione; combattimenti in ring speciali pieni di trappole, la forza del Chi/Qi, la forza del tifo (non la malattia, l'attività del tifoso), sacre bandiere da 300 chili, tizi in armatura da shogun, esplosioni di sangue e gente che non muore nonostante siano esplose ma soprattutto gente che corre e urla, urla e corre (o compie un altro sforzo che urlando viene meglio). Il Monte Fuji, il Sole. Per tutto il tempo non si capisce se il film sia una pellicola di propaganda mascherata da intrattenimento o una divertente presa per il culo della propaganda: arrivato alla fine e dopo averci pensato qualche ora non sono ancora sicuro di quale delle due. Volete un difetto a tutti i costi? Troppo lungo:  i combattimenti sono troppo lunghi, gli urli sono troppo lunghi, c'e' una corposa perdita di misura verso la fine, il tempo viene dilatato che sembra di tornare a quando i cartoni animati giapponesi spezzavano i combattimenti in 50 episodi e ogni episodio i contendenti riuscivano a scambiare solo un pugno. Fantastico.
hellbly @ 18:17 | commenti (popup) | commenti